IL LIBRO DEL MESE: Marzo 2026

LA VECCHIA

LA VECCHIA SIMENON

Il romanzo è quello che, a teatro, si definirebbe un huis clos : una vicenda la cui azione si svolge quasi interamente in uno spazio chiuso. La scena è un appartamento dell’Île Saint-Louis, a Parigi, dove quattro donne si osservano, si spiano, pronte in ogni momento a umiliare e a colpire. Sophie Émel, la proprietaria – celebre paracadutista che conduce un’esistenza molto dissipata e molto alcolica, e condivide la propria stanza da letto con giovani donne più o meno sbandate –, ha accettato, per una sorta di svagata curiosità, di ospitare la nonna, che non vede da tempo: una temibile ottantenne che si era barricata nella sua casa destinata alla demolizione, minacciando di buttarsi dalla finestra. Tra la giovane e la vecchia si innesca un complicato gioco al massacro, fatto di reciproci sospetti e sottili crudeltà, che finisce per coinvolgere anche l’ultima amichetta di Sophie e l’occhiuta domestica. In un’atmosfera ogni giorno più claustrofobica e inquietante, Simenon compone, in modo magistrale, un crescendo che sfocerà, inesorabilmente, nella violenza.

La nostra recensione: 

Parigi, zona dell’Hôtel de Ville e Île Saint-Louis, quarto arrondissement. Gennaio 1959, sotto la neve. Stanno demolendo una dopo l’altra le vecchie case del quartiere di Saint-Paul; i residenti hanno ricevuto un’ingiunzione di sfratto già da due anni, acqua luce gas sono stati tagliati da più di un anno. Il commissario di polizia Joseph Charon ha scoperto che l’anziana inquilina di un cadente palazzo di rue de Jouy che non vuole uscire dal proprio appartamento,  potrebbe essere la nonna della famosa 27enne Sophie, detentrice di cinque o sei record mondiali di paracadutismo, pilota di jet e pilota nel circuito di Montlhéry, che abita in una via elegante sull’isoletta lì vicino. La va a trovare al quinto piano, la domestica Louise è indotta a riferirle e la ragazza accetta di accompagnarlo, quasi per curiosità. Attraversano il pont Marie e salgono al sesto piano della casa. Effettivamente Juliette, è barricata e si è organizzata per resistere a uno stato d’assedio. La nipote fa breccia, parlano della madre  e della sorella gemella, Juliette ribadisce che per lei non fa ormai più nessuna differenza buttarsi dalla finestra o farsi crollare il tetto sulla testa, resterà lì. Sophie le propone invece di trasferirsi da lei, avrà una piccola stanza, lei convive con l’amica Lélia, potranno provarci. Inizia una complicata convivenza, entrambe turbate e rivali. Le altre e gli altri assistono, in vario modo.

Questa la trama iniziale de “La vecchia” di Georges Simenon che abbiamo scelto come nostro libro del mese perché se c’è un autore capace di trasformare il noir in un’espe-rienza quasi fisica, quello è senza dubbio Georges Simenon. Non si tratta semplicemente di un romanzo da leggere, ma di un’immersione totale in un mondo dove le ombre non sono solo quelle delle strade, ma soprattutto quelle dell’animo umano. Ambientato in una Parigi grigia, spietata, lontana da ogni immaginario romantico, questo noir si muove tra stanze chiuse, silenzi carichi di tensione e dettagli quotidiani che diventano improvvisamente inquietanti. È una città che osserva, che schiaccia, che accompagna i personaggi verso un destino che sembra scritto nelle pieghe delle loro fragilità. Il lettore non è mai davvero esterno alla storia: viene trascinato dentro, quasi costretto a condividere pensieri, paure e ossessioni.

La forza del romanzo sta proprio qui. L’indagine, il mistero, l’eventuale colpevole passano in secondo piano rispetto a qualcosa di più sottile e disturbante: la comprensione. Simenon scava con precisione chirurgica nella psicologia dei suoi personaggi, li mette a nudo senza mai giudicarli, mostrando come ogni gesto, anche il più estremo, possa nascere da una somma di piccoli cedimenti, di solitudini, di crepe mai sanate. Non ci sono mostri, ma esseri umani. Ed è proprio questo a rendere la lettura così perturbante.

Leggere questo libro significa fare i conti con una scrittura essenziale, asciutta, che non concede tregua. Non ci sono distrazioni, non ci sono orpelli: ogni frase sembra avere un peso specifico, ogni scena costruisce un’atmosfera che si deposita lentamente dentro chi legge. È una prosa che costringe a rallentare, a soffermarsi, a osservare. Ma c’è di più. I romanzi di Simenon possiedono una modernità sorprendente, quasi disarmante. La sua capacità di sospendere il giudizio morale e di restituire complessità ai suoi personaggi li rende incredibilmente attuali. In un’epoca in cui siamo abituati a etichettare tutto in modo rapido e superficiale, queste pagine ci ricordano che la realtà è sempre più sfumata, più ambigua, più difficile da decifrare. E che spesso il confine tra colpevole e vittima è molto più sottile di quanto vorremmo ammettere.

Georges Simenon: La vecchia

Ed. Adelphi

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